Muladhara

2ª Parte: il potere tribale

Per capire meglio la qualità energetica del primo chakra possiamo far riferimento ad un archetipo che, come tale, offre dei significati che vanno oltre alla sua definizione convenzionale. L’archetipo in questo caso è tribù che, oltre a essere sinonimo di famiglia, rappresenta le nostre radici, le nostre tradizioni e tutte quelle credenze familiari che costituiscono la base per la formazione di un senso di unità e di appartenenza ad un gruppo di persone. È proprio all’interno della tribù in cui nasciamo che incominciamo a capire che “Tutto è uno”, poiché dipendiamo completamente dai membri che la costituiscono per le più elementari necessità legate alla sopravvivenza: cibo, casa, abiti, pulizia, ecc… L’appartenenza ad una tribù è quindi un bisogno primario ed è per questo che siamo “programmati” per vivere, crescere, creare, imparare insieme ed avere quindi bisogno l’uno dell’altro/a. Da questo interagire sperimentiamo la forza che deriva dal condividere un’opinione con altre persone o dall’avere in comune un codice etico e morale trasmesso da varie generazioni, come anche il dolore dall’essere escluso da un gruppo e dalla sua energia.

Le opinioni tribali che vengono ereditate sono spesso un insieme di verità e fantasia. Certamente alcune si fondano su valori universali, ad esempio “La vita è sacra”, altre come “Il gatto nero porta sfortuna” si basa su qualcosa di meno assoluto. Il processo di crescita spirituale ci sfida proprio a conservare le influenze tribali positive e ad eliminare quelle che non lo sono. Proprio perché “Tutto è uno”, ogni passo individuale compiuto verso la consapevolezza influenza positivamente la nostra energia dando contemporaneamente un contributo energetico a tutto il gruppo di appartenenza.

Sviluppare la consapevolezza richiede capacità di resistenza poiché, se da una parte è stimolante analizzare le proprie convinzioni trasformando e/o potenziandone alcuni aspetti, dall’altra può essere doloroso far piazza pulita di idee che non sentiamo più nostre perdendo così l’approvazione e il sostegno della tribù. I momenti in cui ci troviamo a scegliere se cambiare o restare come siamo rappresentano le sfide principali da superare all’interno del gruppo.

L’emozione che sorge quando non sentiamo più il sostegno della tribù è la paura.

Per capire il senso di questa frase ricorriamo ancora ad un’immagine: pensiamo ad un bambino molto piccolo abbandonato dai suoi genitori, senza casa, cibo, protezione in mezzo ad una foresta… immaginiamo ora cosa potremmo provare se improvvisamente ci trovassimo senza un lavoro o ci rubassero tutti i soldi o per qualche motivo non ci fosse più cibo da acquistare o, infine, tutti ci abbandonassero lasciandoci soli?

La paura per la perdita (o la possibilità di…) dei bisogni primari può causare un deficit energetico nel nostro primo Chakra.

Il Chakra della radice rappresenta quindi la nostra connessione con le esperienze di gruppo che siano positive o negative e in funzione della qualità del nostro rapporto con le questioni tribali si stabilirà il grado di benessere di questo Chakra.

Il sistema immunitario, le gambe, i piedi, le ossa, il retto sono in connessione energetica con il primo chakra e con tutte le questioni collegate al potere tribale. Ad esempio, tale potere protegge il gruppo da potenziali danni da influenze esterne. Le sfide che affrontiamo all’interno del nostro gruppo o società possono causare, come detto, perdita di potere ed energia rendendoci vulnerabili alle malattie del sistema immunitario ed esempio raffreddori, herpes, ecc…
Un altro esempio può essere la sciatalgia. Secondo la Medicina Tradizionale Cinese la sciatica segue il percorso del meridiano della vescica che, a livello energetico, è responsabile dell’eliminazione dei vecchi ricordi. La nostra paura di abbandonare antiche convinzioni o abitudini, antiche modalità di pensiero e di atteggiamenti o, ancora, vecchi schemi di comportamento si manifesta quindi con dolore lungo il nervo sciatico.
Nei momenti in cui ci troviamo a decidere se cambiare o restare come siamo, provando paura per le conseguenze che tale scelta può comportare, nei confronti delle sicurezze che abbiamo dall’appartenere ad una tribù/famiglia/società, ecco che si può manifestare il mal di denti.

Se riconoscete in voi gli effetti di un Muladhara in disequilibrio energetico potete aiutarvi seguendo ad esempio i consigli che trovate qui e qui.
Può essere inoltre utile camminare a piedi scalzi sulla terra o sulla sabbia, abbracciare un albero, eseguire esercizi di radicamento, praticare dello yoga, concedersi quotidianamente per un certo periodo un massaggio ai piedi, utilizzare il colore rosso nell’abbigliamento o nell’arredamento (va bene anche sul desktop del PC!), praticare il giardinaggio ed ascoltare musica afro.

Pubblicato da: Andrea

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Bibliografia:

Atlante dei Chakra, Kalashatra Govinda, Macro Edizioni

Anatomia dello Spirito, Carolin Myss, Anima Edizioni

Dimmi dove ti fa male e ti dirò perchè, Michel Odoul, Ed. Punto D’Incontro

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Vedi anche:

I Chakra: Muladhara

I Chakra: caratteristiche generali

I Chakra: premesse

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Pubblicato il 04/01/2012, in Yoga con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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