II Chakra: Svadhistana

1ª parte

Il significato del termine è “dolcezza”, viene spesso chiamato “Chakra Sacrale”, oltre che secondo Chakra. È situato nella zona dell’osso sacro. Apporta energia agli organi del basso ventre come reni, utero, vescica oltre ad agire su tutti i liquidi del corpo, circolazione sanguinea compresa. Le ghiandole interessate da questo Chakra sono le gonadi. Il colore associato è l’arancio, il senso che gli appartiene è il gusto e l’elemento di riferimento è l’acqua. Ha come animale simbilico un mostro marino (varano) e come mantra VAM.

Svadhistana è il centro energetico della creatività, della sessualità oltre che sede delle emozioni primordiali. Viene collegato all’acqua che, oltre ad essere da sempre considerata fonte di vita, pulisce, purifica, elimina e dissolve, attività che, da un punto di vista fisico, vengono eseguite dalle funzioni depurative dei reni e della vescica. Nella medicina tradizionale cinese, al rene viene dato il significato di organo dell’energia ancestrale, cioè dell’energia “originaria” che permette la vita dell’organismo. In effetti la funzione dei reni è quella di mantenerci in vita separando le scorie da ciò che è buono, le “acque pesanti e sporche” da quelle “pulite e leggere”. Quando questa energia che separa il “sé” dal “non sé” cessa, l’individuo muore. Se il rene funziona poco e male, la forza e l’energia dell’individuo sono scarse.

In quanto legato alla creazione, il secondo Chakra porta in sé la dualità: sia perché ogni nascita separa la creatura dal creatore, sia perché la ricerca dell’altro/a e la fusione con esso/a sono le basi della creazione stessa. L’energia unificata del primo Chakra (dove creatura e creatore sono ancora uniti) diventa polarizzata in Svadhistana. È il chakra della facoltà di scelta, che ci spinge a decidere tra questo o quello, percependo in maniera viscerale cosa sia meglio per noi. È il luogo dove “nascono” i desideri e, contemporaneamente, gli stimoli al movimento necessari per poterli soddisfare.

Un importante caratteristica dell’acqua stessa è data dalla polarità della sua molecola, poiché l’ossigeno ha una carica elettrica leggermente negativa mentre i due atomi di idrogeno costituiscono una carica elettrica leggermente positiva.

La dualità  del secondo Chakra ci sfida continuamente a compiere scelte in un mondo di opposti.

L’energia del secondo Chakra è quindi una risorsa importante che possiamo utilizzare per far fronte agli eventi quotidiani, in grado di fornirci soluzioni creative a problemi fisici, mentali o spirituali.

Quando Svadhistana è in equilibrio previene le malattie agli organi riproduttori, i disturbi mestruali, le malattie renali e della vescica così come i disturbi dell’anca e della zona lombare. La voglia e l’entusiasmo di vivere, la capacità di aprire se stessi agli altri, l’intesa intima con la persona amata, la spontaneità nei sentimenti come il produrre azioni creative sono tutti segnali di un secondo chakra in equilibrio.

Quando invece l’energia del secondo Chakra è ostacolata si possono indurre malattie come infezioni alle vie urinarie, disturbi ai reni e alla vescica, prostatiti, disturbi mestruali, malattie del sangue e della linfa, disturbi della sfera sessuale. Anche la gelosia, la paura di perdere il controllo, la dipendenza da droghe, alcool o da falsi dei come il denaro, il potere, il sesso, sono chiari sintomi di un Svadhistana energeticamente scarico.

Svadhistana viene rappresentato con un fiore di loto a sei petali dove all’interno troviamo una falce di luna con le due punte unite in modo da formare un doppio cerchio, la sillaba sanscrita che corrisponde al bija mantra “VAM” e un mitico mostro marino detto “makara”. L’acqua quando cristallizza forma proprio dei cristalli a sei lati ed il legame con i liquidi è anche confermato dalla presenza della falce di luna chiara presente nel simbolo. I due cerchi sovrapposti che generano la forma dello spicchio di luna, rappresentano quello interno, la dimensione inconscia e, quello esterno, la dimensione conscia della nostra vita. Come la luna, simbolo un po’ dell’oscurità, della notte, è in grado di esercitare un influenza sui liquidi e sull’acqua, simbolo di vita ma, anche, di purezza, di chiarezza, così l’inconscio può influenzare la dimensione conscia della nostra vita e questo può rappresentare un pericolo. La presenza del mostro marino ci mette in guardia del rischio che corriamo e le scelte che faremo nella nostra vita, saranno determinanti per vincere tale pericolo o venirne sopraffatti. Il colore arancione, infine, pur essendo una tinta calda è in realtà “tiepida” e ricorda il tepore necessario perché i processi germinativi abbiano luogo: la vita, infatti, per “prendere corpo” ha bisogno di una “tiepida umidità”.

Pubblicato da: Andrea

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Bibliografia:

Atlante dei Chakra, Kalashatra Govinda, Macro Edizioni

Manuale dei Chakra, S. Sharamon – B.J.Baginski, Ed. Mediterranee

I Chakra, Caroline Shola Arewa, Ed. Punto d’Incontro

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Pubblicato il 12/01/2012, in Yoga con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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