Svadhistana

2a parte: il potere delle relazioni

Nel secondo Chakra l’energia, che nel primo era necessaria per convivere con la tribù, ora viene utilizzata per la ricerca di altre relazioni che soddisfano bisogni personali e fisici. Questo Chakra ci aiuta, quindi, ad evolverci oltre l’energia collettiva della tribù ed il periodo in cui inizia a diventare percepibile è verso i 7 anni, quando il bambino incomincia ad interagire, con coetanei ed adulti, al di fuori della famiglia.

Con Svadhistana formiamo un senso d’identità personale stabilendo, allo stesso tempo, dei confini psicologici necessari per proteggerci. Per questo motivo, mentre proviamo a stabilire rapporti con altre persone cerchiamo, almeno in parte, di controllare le dinamiche di queste interazioni.

Come spiegato nella prima parte, nel secondo Chakra si manifesta la dualità e grazie alla sua polarizzazione, attiriamo nella nostra vita relazioni che aiutano a conoscere noi stessi. Modi di dire come “Il simile attrae il simile” o “ Quando il discepolo è pronto, il maestro appare” sottintendono la presenza di un’energia che lavora “dietro le quinte” e che ci permette di incontrare persone in momenti, luoghi e situazioni in una veste di apparente casualità.

Il secondo Chakra ci spinge ad imparare ad interagire consapevolmente con le altre persone, formando e sostenendo le unioni che migliorano la nostra crescita ed abbandonando, invece, quelle che la ostacolano. Le leggi fisiche di causa-effetto e dell’attrazione magnetica, se applicate ai rapporti personali, spiegano il motivo per il quale noi creiamo modelli di energia che attraggono persone che possono essere, per certi aspetti, molto diverse da noi, se non addirittura opposte, ma che hanno certamente qualcosa da insegnarci.

Quando nasce una nuova relazione, che sia di amicizia, d’amore, di lavoro, di interessi, ecc., per quanto perfetta, strana, incomprensibile, difficile, armonica, conflittuale possa sembrarci, dobbiamo riconoscere che, sempre, prima le abbiamo aperto la porta con l’energia che noi stessi siamo stati in grado di generare: nulla avviene per caso.

La dualità di questo Chakra ci spinge quindi a fare delle scelte in questo mondo di opposti, generati da modelli di energia positiva e negativa. La scelta è un elemento insito nella creazione: scegliamo un partner con il quale vivere e procreare, scegliamo gli elementi necessari per creare un pranzo, un quadro, una musica o qualsiasi altra cosa… ogni scelta è quindi un atto creativo di cui siamo responsabili. Esiste però un aspetto misterioso e paradossale nella scelta poiché noi non ne conosceremo l’esito se non in un secondo momento: ciò che sembra buono o giusto all’inizio, può rivelarsi cattivo o errato alla fine. Anche questo fa parte dell’insegnamento del secondo Chakra: vorremmo avere il controllo sul mondo fisico e relazionale e ci proviamo tramite l’autorità, il denaro, la tecnologia ma, invece, dobbiamo accettare il fatto che non possiamo avere il controllo su tutti e tutto.

La natura paradossale del dualismo cela un’importante verità e cioè che è poco significativo cosa scegliamo per influenzare il risultato finale, ciò che può farlo, invece, sono le ragioni che ci hanno spinto a fare quella scelta. Occorre quindi comprendere le motivazioni delle nostre scelte: nascono dalla paura o dalla fede?

Ogni nostra scelta può contenere sia l’energia della paura che quella della fede ed il risultato di ogni decisione dipenderà in qualche modo da questo.

Scelte fatte per paura di perdere il controllo o per paura di essere controllati da altri, per la paura di essere abbandonati dal partner o dai colleghi di lavoro o di squadra, per paura di subire uno sfruttamento economico o un tradimento, daranno luogo a risultati negativi o devastanti riducendo anche la nostra capacità di costruire relazioni di fiducia con gli altri.

Al contrario se l’intenzione che ci spinge a fare una scelta è pervasa dal desiderio di cercare il bene per noi e per tutte le persone coinvolte o le decisioni sono prese “in buona fede”, avremo risultati, in alcuni casi, con evidenti risvolti positivi, in altri, scopriremo i vantaggi solo in un secondo momento, oppure semplicemente attireremo situazioni o persone che aumenteranno notevolmente ed inaspettatamente il risultato delle nostre valutazioni.

Le malattie tipiche di questo Chakra sono spesso attivate dalla paura di perdere il controllo. Il dolore cronico nella zona lombare o alle anche, le artriti, i disturbi della menopausa come le vampate di calore o la depressione sono solo alcuni esempi delle manifestazioni degli squilibri di Svadhistana.

Per mantenere in buono stato questo centro energetico è possibile utilizzare dei Fiori di Bach come dei cristalli, oppure eseguire delle pratiche di yoga dedicate. Molto utile è anche entrare in collegamento con l’elemento acqua: nuotare, fare dei bagni caldi in condizione di completo relax, bere molto non dimenticando di comunicare frasi ed emozioni positive all’acqua. Il colore arancione apporta energia a questo Chakra, così come i balli di coppia, la musica orientale o quella fluida di Bach e Vivaldi. Infine, una bella passeggiata al chiaro di luna od una meditazione seduti in riva al mare all’alba o al tramonto non possono che giovare al nostro centro sacrale.

 

Pubblicato da: Andrea

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Bibliografia:

Atlante dei Chakra, Kalashatra Govinda, Macro Edizioni

Anatomia dello Spirito, Carolin Myss, Anima Edizioni

Dimmi dove ti fa male e ti dirò perchè, Michel Odoul, Ed. Punto D’Incontro

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Vedi anche:

II Chakra: Svadhistana

Muladhara

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Pubblicato il 15/01/2012, in Yoga con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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