Patanjali e gli Yoga Sutra

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Un primo approccio

Chiunque pratichi yoga viene a contatto, prima o poi, con questo testo antico le cui origini e autore sono tuttora poco chiare. È diviso in quattro capitoli che raccolgono un totale di 195 aforismi che per molti secoli sono stati tramandati a voce da maestro ad allievo in forma di canti. Sembra che tra il II secolo a.C. e il IV d.C. siano stati finalmente “salvati” in forma scritta per opera di un grande saggio di nome Patanjali. La parola “sutra” significa “filo”, un filo sul quale scorrono perle di saggezza.

Ciò che in realtà rende prezioso il contenuto di questo testo è il fatto che tutta questa saggezza nasce da un vissuto, da una pratica personale, da una ricerca costante interiore piuttosto che da riflessioni intellettuali o analisi filosofiche. Il metodo con il quale è più facile avvicinarsi a questi scritti è dunque quello della pratica, dell’esperienza sul tappetino, della ricerca svolta con interesse e curiosità che gradualmente permetteranno al testo di rivelarci i suoi significati più profondi. Se provassimo a comprendere gli Yoga Sutra attraverso un analisi testuale, filosofica o storica risulterebbero probabilmente una raccolta di frasi inaccessibili, inesplicabili o addirittura indigeste!

La magia di questi sutra sta nel fatto che quando vengono letti ognuno di noi attribuisce loro un significato differente ma, nonostante ciò, si manifestano veri tanto che, alla fine, ognuno li ritrova, in un modo o nell’altro, in sé. Chi li ha scritti e, in seguito, chi li ha fatti arrivare fino a noi, ha permesso a questo testo vivente di tramandare un’esperienza concreta: non forniscono un opinione su un dato argomento bensì ne passano la conoscenza, il risultato di un vissuto diretto.

Ciò che personalmente mi ha stupito di questo testo è l’incredibile attualità delle affermazioni, come se tutti i secoli che ci separano dalla sua stesura non fossero mai passati. In alcuni momenti, non lo nascondo, ho persino provato qualcosa simile alla rabbia o comunque un disagio interiore nel accorgermi che quanto stavo leggendo mi stava dimostrando che le debolezze e le incertezze umane di allora sono le stesse di oggi e quello che chiamiamo “progresso della società” in realtà si riferisce solo a qualcosa di tecnologico, un aumento esponenziale delle illusioni, mentre nel profondo, per ciò che riguarda l’evoluzione personale, l’immagine è che la maggior parte di noi sia, come si suol dire, ancora “ferma al palo”.

La domanda che si è posto colui che ha scritto i sutra è sostanzialmente “Chi sono io, realmente?”. Successivamente si è chiesto: partendo da ciò che sono adesso è possibile una trasformazione interiore, un’evoluzione, o ciò che sono è immutabile? Gli aforismi ci indicano un percorso per trovare le risposte e sono quindi la conferma che l’autotrasformazione è possibile. Questo ci è di grande aiuto poiché stimola in noi la volontà di stenderci sul nostro tappetino e continuare umilmente, ma con coraggio e consapevolezza, un percorso di ascolto e ricerca interiore riconoscendo che siamo degli esseri “plasmabili” e tutto ciò che esiste in noi e fuori di noi può, in varia misura, essere messo in discussione, migliorato, approfondito.

In ogni percorso interiore, il primo passo verso il cambiamento viene fatto proprio con l’osservazione di se stessi, cercando di identificare le caratteristiche di ciò che si è ora, senza la necessità di esprimere giudizi o valutazioni di alcun genere. Una pura presa di coscienza. Verremmo così a conoscenza dei nostri modi di agire e di pensare, delle nostre abitudini, di percorsi ripetuti infinite volte senza esserne stati consapevoli. La nostra intelligenza e le nostre conoscenze non sono sufficienti a mettere in moto il cambiamento in quanto questo deriva da un approfondimento della nostra capacità di consapevolezza. È proprio la volontà di osservarsi, di riconoscersi, di ascoltarsi il segnale che ci rivela che stiamo mettendo in atto una trasformazione di noi stessi. È lavorare sulla qualità di relazione che abbiamo con il nostro Essere più profondo che attua il cambiamento. La pratica sul tappetino ci prepara, ci allena, ci offre l’opportunità di apprendere e migliorare “l’essere presenti”, per vincere le abitudini, gli automatismi, non certo con la forza muscolare o la flessibilità, ma con la consapevolezza e l’unione con il sé più profondo.

Prossimamente verranno pubblicati alcuni di questi sutra e cercheremo di avvicinarci al loro significato con l’aiuto di commenti di alcuni noti maestri.

Pubblicato da: Andrea

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Pubblicato il 06/01/2013, in Yoga con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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