I Mudra: lo Yoga con le mani

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Mudra è un termine che racchiude molti significati. Indica un gesto, una posizione mistica delle mani, un sigillo o persino un simbolo. Anche alcune posizioni degli occhi, del corpo e alcune tecniche di respirazione sono dette Mudra. E’ possibile impegnare ed influenzare efficacemente corpo e mente piegando, incrociando, allungando o toccando le dita con altre dita.

Nel Kundalini Yoga i mudra delle mani sono usati insieme alle posizioni del corpo per intensificare il loro effetto poichè ogni area della mano viene considerata come una zona di riflesso di una parte del corpo e del cervello. Si possono quindi considerare le mani come uno specchio del corpo e della mente.

Da sempre le popolazioni della terra hanno utilizzato le posizioni delle dita per scopi diversi: nelle danze rituali e popolari, per la guarigione, per la meditazione, per l’autoguarigione. Osservando antichi quadri, disegni, sculture, sia orientali che occidentali, si può notare che molto spesso le dita vengono tenute in posizioni particolari.

I Mudra sono l’espressione fisica di un atteggiamento interiore. Possono essere eseguiti in qualunque luogo, sdraiati, in piedi, seduti o camminando. Questi gesti hanno lo scopo di rinforzare la mente, di fissare l’energia su un punto determinato del corpo creando un’azione sulla psiche.

Secondo la Medicina Tradizionale Cinese e lo Shiatsu tutto il corpo è percorso da canali energetici, detti meridiani, lungo i quali sono disposti i punti usati, ad esempio, in agopuntura. Agendo su tali punti, con gli aghi, con la pressione, con il calore, si cerca di sbloccare i percorsi dell’energia vitale sollecitando le difese naturali dell’organismo. I dodici meridiani più importanti partono o terminano all’estremità distale di mani e piedi e quindi nelle falangi terminali dove vanno ad agire i Mudra.

Va detto inoltre, che come esiste la riflessologia plantare esiste, anche se meno conosciuta, quella palmare. L’illustrazione seguente mostra le superfici o i punti riflessi collegati con muscoli e organi. Poiché alcuni degli organi si trovano soltanto su un lato del corpo (come il cuore o il fegato), questo si riflette anche nelle mani.

I Mudra si praticano posizionando le dita delle mani come sono raffigurate nelle varie illustrazioni e a proposito è possibile trovare diversi libri che forniscono ampi esempi di utilizzo dei mudra. La pressione delle dita deve essere leggera e piacevole mantenendo le mani rilassate. Non meravigliamoci quando noteremo che le dita saranno ribelli, rigide e le mani si stancheranno facilmente nel tenere la posizione: all’inizio è del tutto normale. La flessibilità delle mani riflette quella del nostro corpo e quindi anche della nostra mente (capacità di essere flessibili e duttili nei nostri pensieri, nel nostro modo di ragionare e di affrontare la vita). Una tensione in una determinata parte del corpo si evidenzierà anche nella corrispondente zona delle mani.

I grandi maestri non stabiliscono un particolare periodo di tempo per praticare le posizioni dei Mudra. Keshav Dev, ricercatore indiano esperto di Mudra consiglia di mantenere un solo Mudra al giorno per 45 minuti, cosa che permette di eliminare i disturbi cronici. In alternativa si possono fare tre sessioni da 15 minuti. Inizialmente è comunque preferibile praticare anche solo alcuni minuti per poi aumentare il tempo di tenuta gradualmente.

Vediamo ora, come esempio, di spiegare quello che forse è il Mudra più famoso e che in questo articolo è raffigurato nell’immagine iniziale: il Jnana Mudra o Chin Mudra.

In entrambe le mani si unisce la punta del pollice su quella dell’indice mentre si distendono le altre dita. Quando le dita puntano verso il cielo è chiamato Jnana Mudra (pronuncia “gnana mudra”), quando puntano verso il basso, la terra, è detto Chin Mudra (pronuncia “cin mudra”). Questo Mudra ha effetto a livello fisico, mentale, emozionale e spirituale e simboleggia la natura del collegamento della coscienza umana (l’indice) con il Divino (il pollice). Le tre dita allungate rappresentano i tre guna, le qualità che mantengono l’evoluzione sia nel micro che nel macrocosmo: Tamas (letargia), Rajas (attività) e Sattva (equilibrio e armonia). Il circolo chiuso dell’indice con il pollice raffigura lo scopo dello yoga: l’unione dell’Atman, l’anima individuale, con il Brahman, la consapevolezza cosmica. La parola Jnana, in Sanscrito, significa, inoltre, saggezza o conoscenza e questo Mudra è conosciuto anche come “il gesto della conoscenza”, poiché il suo utilizzo può infondere saggezza e illuminazione spirituale.

Prossimamente vedremo altri Mudra, cercando di spiegarne anche il significato e il loro utilizzo.

Pubblicato da: Andrea

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Pubblicato il 11/03/2013, in Yoga con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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