Ciò che ostacola lo yoga

Come abbiamo visto nel precedente articolo “Cosa significa Yoga?”, Patanjali stabilisce che si è nello stato di yoga durante la sospensione delle fluttuazioni della mente. Successivamente, sempre negli Yoga Sutra, enumera nove condizioni della mente e del corpo che costituiscono gli ostacoli da superare per raggiungere tale stato. Gli ostacoli di cui questo sutra parla corrispondono a quelle idee con le quali abbiamo accettato di identificarci e che formano il senso dell’Io: identificazioni che influenzano la percezione di quanto accade nella nostra vita e la successiva interpretazione.

Vediamo nel dettaglio, allora, questi nove punti:

  1. La malattia: è sicuramente un impedimento nella pratica poiché il disagio fisico riporta senza tregua la mente al corpo, ci si concentra sul dolore e si perde l’opportunità di rivolgere la mente verso l’interno. È difficile, in una condizione di sofferenza, realizzare un’asana proprio perché “asana” è una condizione di silenzio del corpo da cui nasce la percezione energetica, per questo motivo Patanjali insisteva a dire che asana e pranayama sono strettamente collegati. Il pranayama è quello che emerge dopo la realizzazione di un asana poiché questa crea quell’equilibrio che permette all’energia di circolare in maniera fluida. Crea le condizioni per la permeabilità energetica, per sentire la nostra energia che inizia a muoversi. Come un contadino che apre le chiuse per far circolare l’acqua per irrigare i campi, noi con la pratica delle asana rimuoviamo i blocchi per permettere all’energia di scorrere liberamente.
  2. Apatia: alcune persone, anche se in buona salute sono prive di energia a livello fisico e ciò impedisce qualsiasi trasformazione. La comprensione e l’accettazione sono due cose importanti per l’ottenimento della trasformazione. Si possono cioè comprendere quali siano i propri blocchi, accettarli ma è importante che ci sia l’energia, che si passi all’azione altrimenti non succede niente. Occorre portare nella vita quotidiana ciò che si è appreso (Tapas): essere coerenti con la propria comprensione. È di norma più facile ricadere nel solito solco dell’abitudine: quando si deve uscire dal solco occorre fare uno sforzo.
  3. Il dubbio: è possibile che nella mente di chi pratica lo yoga sorgano dubbi di varie specie, relativi alla pratica stessa, a quello che sta facendo e come. In queste circostanze occorre fede in se stessi, nei metodi adottati e nella tradizione tramandata dai Maestri. Patanjali parla del dubbio che non ci fa mai fare niente, quella continua indecisione del devo-non devo, posso-non posso: criticare sempre, dubitare sempre diventa una strategia fallimentare.
  4. Negligenza: intesa come assenza di attenzione, la superficialità, passare meccanicamente da una cosa all’altra senza partecipare direttamente e profondamente a quello che facciamo. È un po’ come essere sempre addormentati. Per questo Patanjali come antidoto propone la centratura, l’attenzione su un punto, la ponderazione a volte dell’opposto, la concentrazione. A volte quello che manca non è l’attenzione ma dare continuità e intensità all’attenzione. Un buon esercizio sarebbe fare le cose di tutti i giorni come se fosse la prima volta.
  5. Indolenza: mentre l’apatia è un problema fisico che può essere curata con asana, diete, ecc. l’indolenza e la negligenza sono di origine psicologica e hanno bisogno di una disciplina mentale. È caratterizzata da una cattiva abitudine mentale, ottenuta cedendo continuamente alla comodità dell’agio e a prediligere le scelte più facili. Tutto questo porta a pensare che nella nostra vita non cambi niente, che non vale la pena fare tanto perché comunque tutto rimane sempre uguale.
  6. Attaccamento ai piaceri dei sensi: si produce quando non ci si stacca dai desideri, ma s’incoraggiano. È non essere centrati su di sé ed essere dipendenti pensando che la nostra felicità possa derivare da qualche cosa che viene dall’esterno. Questi legami continueranno a turbare determinando nella mente serie distrazioni. Si finisce col cercare di aumentare il volume delle sensazioni invece di aumentare il centro del nostro sentire.
  7. Illusione: significa confondere una cosa con ciò che essa non è. Spesso è dovuta a mancanza di intelligenza e di capacità di discriminazione. Si pensa di aver realizzato una cosa solo perché si è compresa, senza averla in realtà sperimentata e messa in pratica. Oppure, come spesso si dice, si prendono lucciole per lanterne: questa condizione sfocia in situazioni di confusione e distrazione mentale che allontanano la possibilità di volgere, con serenità, lo sguardo della mente verso l’interno.
  8. Incapacità di progredire nella pratica: può capitare che non si riesca a fare nessun progresso nello yoga e, arrivati ad un certo punto, lo stadio successivo sembra irraggiungibile anche osservando le giuste pratiche. Il fallimento del tentativo di raggiungere lo stadio successivo può comportare distrazioni e disturbare l’equanimità della mente.
  9. Instabilità: il non riuscire a mantenere una condizione acquisita. Se non stiamo molto attenti, è facilissimo ricadere nei meccanismi di routine. C’è la sensazione di non riuscire ad andare avanti in maniera sistematica, ordinata. In tutti questi processi mentali, anche il regredire può essere in certa misura inevitabile. Ma una cosa è regredire perché vi è ancora necessità di molto esercizio, un’altra è farlo per un’intrinseca volubilità della mente.

Spesso si smette di praticare lo yoga, oppure non ci si avvicina nemmeno, proprio per uno o più di questi ostacoli. Per questo è bene conoscerli e, se necessario, valutare con il proprio insegnante cosa sia meglio fare per rimuoverli.

Pubblicato da: Andrea

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Bibliografia:
Gli Yoga Sutra di Patanjali, Moiz Palaci-Renata Angelini, Associazione Italiana Raja Yoga
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Pubblicato il 19/03/2013, in Yoga con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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